32) Locke. Il magistrato e la tolleranza.
Il magistrato ha il compito di assicurare la pace sociale e di
garantire la propriet dei sudditi. Data questa premessa, Locke
divide le azioni umane in relazione al principio di tolleranza fra
quelle che riguardano solo l'interiorit, che devono essere
rispettate, e quelle che riguardano l'esteriorit, le quali sole
devono essere oggetto dell'attenzione dei magistrati.
J. Locke, Saggio sulla tolleranza (pagine 194-195).

Il magistrato, in quanto magistrato, non ha nulla a che fare col
bene delle anime o col loro interesse in un'altra vita; al
contrario, egli  ordinato e il suo potere gli  affidato soltanto
al fine della tranquillit e della sicurezza della vita degli
uomini nella societ nei loro rapporti reciproci, come  gi stato
sufficientemente dimostrato. Ed  ancor pi evidente che il
magistrato non ordina che si pratichino le virt per il fatto che
esse sono virtuose ed obbligano la coscienza, o perch
costituiscono il dovere dell'uomo nei confronti di Dio e la via
alla sua misericordia e benevolenza, ma invece perch
costituiscono il dovere dell'uomo nei confronti di Dio e la via
alla sua misericordia e benevolenza, ma invece perch
costituiscono altrettanti vantaggi per l'uomo nei suoi rapporti
con gli uomini e la maggior parte di esse sono legami e vincoli
solidi della societ, che non possono essere indeboliti senza
distruggerne l'intera struttura; tant' vero che, nel caso di
quelli di essi che non hanno una siffatta influenza sullo stato, e
tuttavia sono vizi, e riconosciuti per tali quanto ogni altro -
come la cupidigia dei beni altrui, la disobbedienza ai genitori,
l'ingratitudine, la malevolenza, il desiderio di vendetta e vari
altri - contro questi il magistrato non snuda mai la sua spada; n
 possibile affermare che questi sono trascurati perch non
possono essere riconosciuti, quando i pi segreti tra essi, il
desiderio di vendetta e la malevolenza, sono quelli che instaurano
la distinzione giudiziaria tra omicidio preterintenzionale e
assassinio.
Perci io ritengo che dal potere che il magistrato ha sulle buone
e cattive azioni seguir:
I. Che egli non  tenuto a punire tutti i vizi, cio pu
tollerarne alcuni; del resto mi piacerebbe sapere quale governo al
mondo non lo fa.
2.  Che egli non deve ordinare la pratica di nessun vizio, perch
una tale imposizione non pu essere funzionale al bene del popolo
o alla conservazione del governo.
Questi, mi pare, sono i limiti dell'imposizione e della libert e
questi tre diversi generi di cose in cui  in gioco la coscienza
umana hanno diritto ad una tolleranza la cui ampiezza  quella che
io ho definito e non di  pi, se essi sono considerati
distintamente e astrattamente in s e per s.
J. Locke, Saggio sulla tolleranza, in Scritti sulla tolleranza,
UTET, Torino, 1977, pagine 102-104.
